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Panem et circenses

panem et circenses

 

E' di Giovenale la celebre frase "panem et circenses", ed esprime il disprezzo per il popolo romano dell'età imperiale che non si occupa più di politica, non e' impegnato nelle guerre e chiede all'imperatore solo il pane e gli spettacoli del circo. Questa però è una visione non del tutto veritiera, perché la plebe romana non era certo una massa di fannulloni disoccupati nutrita dalla generosità degli imperatori e amante degli spettacoli. A questo errore si aggiunge l'opinione che imperatori e la classe dirigente avessero escogitato questo espediente per distogliere il popolo dall'occuparsi di politica, dal ribellarsi ecc.. impegnandolo nel tifo sportivo e nella passione per i gladiatori che erano veri e propri divi del momento! Il tifo sportivo d'altra parte non è un fenomeno dei regimi dispotici, ma è comune anche ai popoli altamente politicizzati. Vero e' che tali giochi ed elargizioni servivano ad accrescere la popolarità degli imperatori e degli alti magistrati romani e tanto più erano grandiosi tanto più attiravano le simpatie del popolo. I senatori romani e gli imperatori padroni del mondo offrono giochi alla plebe di Roma, distribuiscono elargizioni ai loro partigiani e soldati e praticano apertamente quella che oggi si potrebbe definire la POLITICA DEL CONSENSO.

(Fonte: L.Perelli, IL MONDO ANTICO, ROMA)

Ritornando ai giorni nostri, possiamo vedere che poi non molto è cambiato: i nostri amministratori usano feste, sagre, mercatini, pranzi e cene varie (che per carità sono utili per vivacizzare l'economia locale e socializzare), per ottenere quel consenso che difficilmente risquoterebbero informando correttamente i cittadini delle decisioni che prendono nel chiuso delle loro stanze senza un democratico confronto con le minoranze e che disinvoltamente si approvano in sede di Consiglio Comunale, irridendo le minoranze, il loro lavoro ed i loro interventi. (cfr. bilancio, gestione dei rifiuti, acque etc.).

Spontanea è la nostra riflessione ora come allora:, "Chi non conosce la storia è destinato a riviverla"
(Cit.: George Santayana)